Territorio

Paestum

L’area archeologica di Paestum ospita tre templi tra i meglio conservati della Magna Graecia. Si tratta dei templi di Hera, Apollo ed Athena, tutti risalenti al VI secolo a.C. Le massicce mura, estese per quasi 5 km, insieme ai resti delle 28 torri di guardia, e le quattro antiche porte d’accesso, sono il biglietto da visita che si incontra per raggiungere gli scavi.

Agropoli

Agropoli (Aruòpule in dialetto cilentano) è una cittadina di circa ventimila abitanti che affonda le proprie radici in epoca antichissima. Agropoli deriva il proprio nome dalla posizione geografica, una “città alta” su un promontorio a picco sul mare. Potrebbe essere l’antica acropoli di Paestum come testimonia la presenza di un tempio dedicato a Poseidone. In età romana sul litorale dell’attuale S. Marco si sviluppò un borgo marittimo chiamato “Ercula”, utile approdo per servire la vicina città di Paestum che aveva problemi di insabbiamento del porto. Nel VI secolo i Bizantini fortificarono questo sito, dandogli il nome di “Acròpolis”, città alta. Dopo secoli di alternanza tra la dominazione bizantina e quella saracena, dal 1660 al 1806 il feudo di Agropoli appartenne ai Sanfelice, nobile famiglia napoletana. Solo nel corso dell’800, venuto meno l’incubo delle invasioni, Agropoli inizia l’espansione oltre l’antico borgo disegnando la parte nuova e moderna della città.

Castellabate

Il Borgo Medievale di Castellabate è arroccato su una collina a 280 metri sul livello del mare, in una posizione davvero affascinante dalla quale domina la costa che si estende tra i promontori di Licosa e Tresino. La storia del borgo inizia nel 1123, quando Costabile Gentilcore, IV Abate della Badia di Cava, ottenne il permesso di far costruire una fortezza per difendere la popolazione dai continui attacchi dei pirati saraceni. A ridosso della fortezza, che ben presto iniziò ad essere chiamata “Castello dell’Abate”, furono costruite le prime case e, via via, tutto il borgo, che, anticamente era chiuso da cinque porte d’accesso: Porta di Mare e Porta Cavalieri dal lato del mare; Porta S. Eustacchio e Porta La Chiazza dalle campagne; Porta de li Bovi dal retroterra. Il centro storico di Castellabate si caratterizza per vicoletti e scale, intervallati da slarghi spettacolari e da scorci che lasciano senza fiato il visitatore. L’accesso più noto al borgo è quello dal Belvedere di San Costabile, uno slargo panoramico particolarmente affascinante all’ora del tramonto, quando i colori del mare e del cielo sembrano fondersi tra di loro, creando uno spettacolo davvero incantevole. Nel cuore del centro storico si trova Piazza X Ottobre 1123 (così chiamata in riferimento alla data della posa della prima pietra del castello). La “Piazzetta”, come viene chiamata dai castellabatesi, offre un bellissimo panorama che spazia sulla graziosa vallata dell’Annunziata e si pone come il foro naturale di Castellabate.

Licosa

E’ il luogo del mito e dell’incanto: Omero nella sua Odissea ne cantò le bellezze e narrò la storia di tre sirene, una di queste di nome Leucosya che tentarono invano di ammaliare Ulisse. Mito a parte, Licosa è un luogo d’incanto per la bellezza del paesaggio: scogliere ripide e a tratti digradanti verso il mare, unite alla flora tipica della macchia mediterranea, rendono questo posto unico al mondo. Il territorio è in gran parte di proprietà della famiglia Granito di Belmonte, che possiede anche il palazzo situato nei pressi del porticciolo. A pochi metri dalla costa c’è l’isolotto di Licosa, che era collegato alla terraferma probabilmente fino al IV secolo a. C. e dove esistono tracce evidenti di un insediamento romano.

Tresino

Il circuito del Monte Tresino è uno degli itinerari più suggestivi del Cilento costiero. Dal piazzale del parcheggio della spiaggia di Trentova, a sud di Agropoli, c’è una strada che parte da sud-est in leggera salita e parallela al mare. Dopo circa 1.5 km il percorso sbuca in un pianoro, dove si trova una masseria abbandonata, chiamata casa dei buoi, affacciata sul mare. L’edificio poggia sui resti di una villa romana. La piccola spiaggia, poco distante dalla masseria, segna l’inizio del territorio di Castellabate, mentre tutta l’insenatura è detta “del sauco”. Da qui in poi il territorio prosegue in salita per circa tre chilometri, con un bel panorama verso la scogliera, la baia e la spiaggia del Lago e Santa Maria di Castellabate. Proseguendo verso sinistra si incontra una deviazione che porta al villaggio abbandonato di San Giovanni, dove nacque S.Costabile, fondatore di Castellabate. Vi si trovano i resti di un monastero e della chiesa, edificata nel 957. Ai due lati del piccolo piazzale si trovano un massiccio edificio incompiuto del Settecento e una grande struttura conventuale su tre livelli con la cappella dedicata a S.Giovanni. Il luogo è davvero suggestivo e meritevole di visita.

Vatolla – castello di G.B. Vico

Situato a Vatolla, piccola frazione del comune di Perdifumo, il Palazzo De Vargas, ha ospitato tra il 1686 e il 1695 il filosofo napoletano Gian Battista Vico. Qui il filosofo compose la sua opera più importante “la scienza nuova” e fece da precettore ai figli del proprietario del palazzo.

Acciaroli

Acciaroli una tra le località più belle del nostro territorio. La purezza del mare in questo tratto di costa è “certificata”, infatti la frazione di Pollica è da oltre un decennio insignita della Bandiera Blu per la qualità delle sue acque. Il porticciolo di Acciaroli è il regno dei pescatori del piccolo borgo marinato che, si racconta ispirò Hemingway per il suo capolavoro “ il Vecchio e il Mare”. Le prime notizie di “aczarulo”, probabilmente derivato da “lazzarolo” (arbusto simile al biancospino) risalgono alla metà del XII secolo. Acciaroli ha sempre costituito un importante snodo commerciale costiero (fino al XIX secolo fu sede di Dogana) ed è la località più nota del territorio comunale per via dell’importante porto turistico e delle tante strutture ricettive presenti.

Palinuro

Il promontorio di Capo Palinuro è uno strapiombo di roccia calcarea alto circa 200 metri. La sua particolarità è quella di essere stato scavato dal mare, che ha dato origine anche alle suggestive grotte che si estendono tutt’intorno al promontorio. Fascino, natura e mito si fondono mirabilmente in questi luoghi, già cantati da Virgilio nell’Eneide. In totale si possono contare ben 32 grotte di cui la più importante è la Grotta Azzurra, a cui si accede via mare, caratterizzata dal colore azzurro brillante dovuto alla presenza di un sifone che permette l’irraggiamento della luce solare all’interno. Dagli spettacoli di luce e colori a quelli delle stalattiti fino ai ritrovamenti archeologici è tutto un susseguirsi di emozioni, uno spettacolo unico ed affascinante che culmina con la sosta bagno in un mare cristallino ed incontaminato

Scario

Da molti definita “una piccola perla incastonata in un paesaggio da sogno”, la frazione di Scario, nel comune di San Giovanni a Piro è situata all’interno dell’area naturale del Parco Nazionale del Cilento e le sue acque cristalline la rendono una meta turistica di grande interesse. Questa meravigliosa cittadina sul Golfo di Policastro gode di panorami di rara bellezza paesaggistica e naturale.

Policastro

La maggiore frazione e borgo più popoloso del comune di Santa Marina. L’attuale frazione di Policastro era sorta presso la foce del fiume Bussento come colonia greca di Rhegion (Reggio Culabria) come base strategica per i commerci. Poco fuori dall’abitato si possono scorgere ancora i ruderi dell’antico acquedotto che un tempo garantiva l’approvvigionamento idrico della città. In pochi minuti, è possibile raggiungere l’abitato di Santa Marina, percorrendo una stradina ripida che si diparte dal centro di Policastro. Santa Marina, sede del Comune di Policastro, introno al X secolo come luogo di rifugio degli abitanti di Policastro che cercavano scampo dagli attacchi dei saraceni e dalla malaria che affliggeva la foce del fiume Bussento.

Fiume Bussento

L’Oasi è stata creata nel 1985 allo scopo di proteggere il ricco ecosistema quest’area del Bussento. Protagonista assoluto di quest’Oasi è proprio il fiume Bussento, che scompare nelle viscere della terra per riemergere nelle grotte di Morigerati, che si raggiungono lungo il percorso dell’area protetta. L’Oasi è il progetto di conservazione più importante del WWF Italia e rappresenta l’intervento concreto in difesa del territorio naturale e della biodiversità. Creata nel 1985, ha una estensione di 607 ettari. È un’oasi di protezione della fauna, soggetta a vincolo paesaggistico ed idrogeologico. La gestione è diretta, in convenzione con il comune di Morigerati. E l’abitato è adagiato sulla sommità di una rupe che domina l’Oasi WWF della grotta di Morigerati, al cui interno si possono ammirare le meravigliose risorgenze del Bussento. È dotata di percorso natura ed area attrezzata per la visita alle grotte. Si effettuano: visite guidate, campi di lavoro, settimane verdi, campi di studio e ricerche. L’Oasi è prima di tutto salvaguardia di un territorio, tutela della biodiversità, mantenimento di paesaggi e valori naturali, ma non solo. L’esistenza di un’Oasi ha permesso e permette la tutela di un tassello di territorio che sarebbe andato perduto o avrebbe subito azioni di degrado anche irreversibili. Il WWF ha deciso di allestire i percorsi natura in modo che tutti possano apprezzare e godere pienamente dell’ambiente naturale in cui si muovono, offrendo degli stimoli validi per tutti i sensi: per la vista, con particolari scorci mediante la realizzazione di piccole zone di sosta e con la possibilità di osservazione degli animali in condizioni di tranquillità per il visitatore e per gli animali stessi. Un percorso che faciliti il contatto con la natura, senza comportare alcun disturbo.

Rio di Casaletto

Il fiume che da origine al luogo maggiormente suggestivo di Casaletto Spartano: “Il Capello”. Tale località si inserisce in un complesso sorgitivo contraddistinto da un elevato valore ambientale. La località prende il nome dalla cascata “Capelli di Venere” la cui denominazione deriva dalla rigogliosa crescita della pianta Capelvenere. In prossimità del corso d’acqua si trova anche un mulino ben conservato e un vecchio rudere denominato “Sorgitore”, che consente la deviazione delle acque provenienti dalla sorgente che ha origine presso la località Melette, in modo che una parte delle acque alimentino il mulino e la restante parte vadano a finire nel fiume. Il Capello presenta anche tutta una serie di percorsi interni che consentono di visitare vari luoghi panoramici che il corso d’acqua crea lungo il suo tragitto.

Caselle in Pittari

Caselle in Pittari sorge su una conca del fiume Bussento nel Cilento meridionale. Il paese è sorto nel medioevo ad opera di abitanti del golfo di Policastro. Il principale edificio religioso di Caselle è la Chiesa di Santa Maria assunta in Cielo. Il territorio è inoltre ricco di bellezze naturalistiche e archeologiche: il “Bosco Ficarola”, popolato da alberi di castagno e ontano napoletano con un ricco sottobosco, il “Fiume Bussento”, che si arricchisce delle acque di 13 sorgenti dette “le 13 fistole”, il lago artificiale in località Sabetta, ricchissimo di pesci di acqua dolce. Di notevole interesse sono le zone archeologiche rinvenute in località Lovito e in località Citera.

Velia

L’antica città di Elea, che deriva il suo nome dalla sorgente locale Hyele, fu fondata intorno al 540 a.C. da un gruppo di esuli in fuga dalla città greca di Focea, nell’attuale Turchia, assediata dai Persiani. La città, nota nel V secolo a.C. soprattutto per aver dato i natali ai filosofi Parmenide e Zenone, fondatori della famosa scuola eleatica, raggiunse un periodo di grande sviluppo in età ellenistica e in gran parte dell’età romana quando il suo nome fu modificato in Velia. Nel Medioevo l’abitato si ritirò sull’Acropoli dove fu costruito il piccolo borgo di Castellamare della Bruca le cui strutture si sovrapposero in parte a quelle antiche e dove, tra l’XI e il XIV secolo, fu realizzata la grande torre cilindrica, che ancora oggi costituisce il segno distintivo del paesaggio velino. I resti della città antica sono oggi immersi in una vasta area di macchia mediterranea e di rigogliosi uliveti, uno splendido e suggestivo connubio tra archeologia e natura. Tra i principali monumenti è possibile ammirare la celebre Porta Rosa, eccezionale esempio dell’utilizzo dell’arco da parte dei Greci e il teatro ellenistico romano che poteva ospitare fino a 2.000 spettatori.

Certosa di Padula

La Certosa di San Lorenzo, risalente agli inizi del Trecento e poi restaurata nel XVI secolo, fu fondata da Tommaso Sanseverino, signore di Teggiano e feudatario del Cilento. Si estende su di una superficie di 50.000 mq ed è uno dei complessi religiosi più importanti d’Europa. E’ un insieme architettonico e artistico di grande interesse. La sua struttura originaria risale al Trecento, mentre gran parte dell’assetto attuale risale al XVI secolo, quando fu notevolmente ampliata. La certosa colpisce per la sua ampia corte esterna, per la sua Chiesa, contenente opere pittoriche di grande pregio e per i vari edifici presenti al suo interno. Come la cucina, risalente al Settecento, ornata di affreschi nella parte alta e da mattonelle colorate in quella bassa. La visita alla certosa termina con il grande giardino della clausura, di aspetto diverso dal passato, ma di grande suggestione. All’interno della Certosa ha sede il Museo Archeologico Provinciale della Lucania Occidentale, che raccoglie i reperti archeologici ritrovati nell’area di Sala Consilina e Padula, dove sono state riportate alla luce circa 150 tombe.

Teggiano

Arroccata sulla sommità di una collinetta posta sul versante occidentale del Vallo di Diano, Teggiano evoca già da lontano la posizione strategica avuta nel corso dei secoli. Esistente, forse, già in epoca greca e lucana, e sicuramente in epoca romana, durante il Medioevo assunse, col nuovo nome di Diano, un ruolo predominante in tutta la vallata, tanto che la potente famiglia Sanseverino vi costruì il castello per farne l’estrema roccaforte in caso di pericolo. A prescindere dall’impressionante ricchezza artistica contenuta in nove delle quindici chiese teggianesi visitabili, il paese si presenta estremamente gradevole sin dal primo impatto. Pulizia e lindore, unite a un’attenta conservazione dei beni architettonici e monumentali, rendono Teggiano, oggi sito Unesco, uno dei paesi più meritevoli di un’attenta visita. Teggiano è un importantissimo centro medioevale situato su una collina che si erge quasi isolata nella pianura sottostante del Vallo di Diano. Patrimonio UNESCO, Teggiano è un sito di grande interesse culturale. Impreziosisce il centro storico, la presenza del Castello di San Severino, un maniero di grande importanza nella storia dell’Italia meridionale in quanto vi fu ordita la Congiura dei Baroni nel 1485. Tra gli eventi che si svolgono a Teggiano, il più conosciuto è senza dubbio, nel mese di Agosto, “Alla tavola della principessa Costanza”. La kermesse rievoca il matrimonio avvenuto nel 1480 tra Antonello Sanseverino, Principe di Salerno e Signore di Diano e Costanza, figlia di Federico da Montefeltro. Dopo una fastosa sfilata con costumi, musiche e balli dell’epoca, il centro storico di Teggiano si trasforma in un perfetto antico centro medievale. Sbandieratori e menestrelli, accompagnano i turisti, lungo un percorso alla scoperta dei piatti dell’epoca serviti nelle Taverne.

Eboli

Eboli, nella Zona Sele, è una delle mete turistiche della provincia di Salerno che si contraddistingue per il clima perennemente mite, le dolci colline ricche di storia, di lembi di natura incontaminata e di suggestivi corsi d’acqua, e soprattutto per una pianura ricca e fertile, in cui si producono pregiati prodotti alimentari (mozzarelle, carciofi, fragole). La posizione favorevole fra la costa salernitana e l’entroterra nella Piana del Sele offre al visitatore molte possibilità turistiche che spaziano dalle escursioni naturalistiche al relax nelle strutture ricettive. E’ possibile così passeggiare lungo i sentieri collinari di San Donato, inseriti nella catena dei Monti Picentini, dove è presente il Parco natura di Eboli. Nel parco si eleva l’antica chiesetta di San Donato, in cui il 7 Agosto, in occasione della ricorrenza della festa del Santo, numerosi fedeli si recano per venerarlo e ricevere il cotone benedetto che, annodato al polso, come tramanda la tradizione, allontana il male. Dagli stessi Monti Picentini nascono le sorgenti principali del fiume Sele, che scorre attraverso le colline di Contursi, Campagna e Serre, prima di giungere a valle per immettersi sulla piana del Sele, che lo separa dal mare. Eboli è uno dei centri dell’archeologia in provincia di Salerno, in quanto ricca di reperti archeologici rinvenuti in diversi siti dislocati sulle colline: numerosi sono i corredi funerari risalenti all’eneolitico e all’età del bronzo, come numerose sono le necropoli sparse lungo il perimetro del centro storico. Il viaggio culturale e archeologico alla scoperta della città di Eboli prosegue così all’interno del Museo Archeologico Nazionale di Eboli e della Media Valle del Sele sito nel Complesso Monumentale di San Francesco. Domina poi su Eboli e sul ricco territorio della provincia di Salerno, il Castello di Eboli, di origini quattrocentesche identificato come Castello Colonna in quanto nel XV secolo subì consistenti restauri per conto, appunto, di Antonio Colonna, nipote del Papa Martino V. Il turismo locale punta anche sul Santuario dei SS.Cosma e Damiano di Eboli, oggi meta di pellegrinaggi e luogo di culto per eccellenza della piana del Sele: si pensa, infatti, ad un percorso spirituale ed artistico per questo vasto territorio a sud di Salerno, costellato da chiese, cappelle rurali e complessi monumentali di grande pregio. Eboli è una meta turistica anche per la gastronomia, proponendo percorsi gastronomici da fare nei diversi ristoranti ebolitani dove la cucina ebolitana si traduce nei tipici piatti che richiamano i sapori di una volta. E per i più giovani, ma non solo, Eboli, è anche musica, eventi, concerti: ogni anno diversi artisti si esibiscono al Palasele con concerti e manifestazioni richiamando un vasto pubblico non solo campano. Ricordiamo che al nome di Eboli è legata una celebre opera della letteratura italiana, il romanzo Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi, famoso in tutto il mondo.

Dieta mediterranea

La Dieta Mediterranea trae le sue origini dalla storia, dalla cultura e dallo stile di vita pervenutoci per tradizione dalla Magna Grecia. Queste abitudini sono rimaste radicate e si sono conservate attraverso i secoli, prima a causa della povertà, che ha caratterizzato tutto il Medio Evo, quando il popolo era obbligato ad integrare con i prodotti semplici della terra, la dieta a sua disposizione, e successivamente dalla tradizione contadina cilentana. La Dieta Mediterranea nasce, non solo da un modo di alimentarsi, ma anche da uno stile di vita che particolarmente i cilentani hanno ereditato dalla cultura delle antiche città greche Paestum ed Elea. Ancel Keys, noto fisiologo americano, con notevoli esperienze nel campo degli studi sulla nutrizione, rimase colpito dalle abitudini alimentari della popolazione del Cilento, da lui conosciuta attraverso le esperienze di soldato, sbarcato a Paestum nel 1944. L’esperienza italiana indusse il medico, terminata la guerra, a trasferirsi nel Cilento, e precisamente a Pioppi, dove ebbe modo di approfondire i suoi studi sugli effetti che l’alimentazione meridionale ha nei confronti delle malattie moderne, cosiddette del benessere, e cioè ipertensione, arteriosclerosi, diabete ed in genere tutte le malattie cardiovascolari. Keys, negli anni Cinquanta, partendo dall’osservazione delle abitudini alimentari delle popolazioni del Cilento, elaborò la concezione che la bassa incidenza di malattie cardiovascolari fosse dovuta al tipo di alimentazione che queste popolazioni adottavano per tradizione secolare. La Dieta Mediterranea prevede infatti alimenti semplici, disponibili anche ai ceti più poveri: pane, pasta, legumi, olio di oliva, frutta e verdure con pochi formaggi, e vino rosso in modiche quantità. Solo una volta a settimana a tavola sono permessi i cibi “di lusso”, ricchi di grassi: salumi, pesce, carni e dolci. Il tutto integrato da una sana e diffusa attività fisica. L’Università La Sapienza di Roma, ha concluso uno studio sul Cilento, secondo cui vi sono molti centenari in questa area geografica, e l’età media è più alta di quella nazionale. Si è dimostrato, come riteneva Keys, che i cibi cilentani, assunti come dieta, e in tandem con un stile di vita sano, riducono le malattie cardiovascolari, aumentando le aspettative di vita media ben oltre il livello nazionale. Nel 2010 la Dieta Mediterranea viene riconosciuta dall’Unesco Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità.

Orari di apertura

Lunedì 10.00 - 21.00
Martedì 10.00 - 21.00
Mercoledì 10.00 - 21.00
Giovedì 10.00 - 21.00
Venerdì 10.00 - 21.00
Sabato 10.00 - 22.00
Domenica 10.00 - 22.00